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Agricoltura 4.0 – Nuovo credito d’imposta 2026 al 40%

Bando aperto

Nuovo credito d’imposta 4.0 per l’agricoltura: nel 2026 incentivo al 40%

— Aggiornato al 06/11/2025

Per le imprese agricole, escluse dal nuovo sistema dell’iper ammortamento, la bozza della legge di bilancio per il 2026 prevede un nuovo credito d’imposta 4.0.

Lo stanziamento delle risorse ammonta attualmente a 2,1 milioni di euro.

Chi sono i beneficiari dell’agricoltura 4.0?

L’incentivo si rivolge alle imprese del settore primario (agricole, della pesca e acquacoltura) che effettuano investimenti in beni materiali e immateriali nuovi e interconnessi ai sistemi aziendali.

Qual è il contributo per il 2026?

L’agevolazione prevede un credito d’imposta pari al 40% sul costo di acquisizione degli investimenti ammissibili, con un tetto massimo di spesa massimo di 1 milione di euro per impresa.

Il credito d’imposta sarà utilizzabile esclusivamente in compensazione tramite modello F24 e non sarà soggetto ai limiti annuali solitamente previsti per l’utilizzo dei crediti fiscali.

Quali sono le spese ammissibili?

Sarà possibile investire nelle tecnologie 4.0 presenti negli allegati A e B della legge 232 del 2016.

Alcuni esempi di investimenti ammissibili:

  • trattori a guida autonoma
  • sistemi di monitoraggio basati su sensori e droni
  • software per l’analisi dei dati colturali
  • soluzioni di irrigazione di precisione

Il periodo di riferimento per gli investimenti va dal 1° gennaio 2026 al 31 dicembre 2026. È prevista una finestra temporale più lunga, fino al 30 giugno 2027, a condizione che entro la fine del 2026 l’ordine sia stato accettato dal fornitore e sia stato versato un acconto pari ad almeno il 20% del costo totale.

Tempi e modalità di presentazione della domanda

Per conoscere le modalità di presentazione dobbiamo attendere il decreto attuativo.

Sarà richiesta una certificazione contabile rilasciata da un revisore legale dei conti. Per le aziende non obbligate per legge alla revisione legale, la norma prevede che le spese per la certificazione, fino a un massimo di 5.000 euro, siano riconosciute come un incremento del credito d’imposta stesso.

Nella bozza non è ancora stato inserito l’obbligo di perizia o dichiarazione del legale rappresentante che attesti la rispondenza dei beni ai requisiti della normativa, ma secondo gli addetti al lavori, questo obbligo sarà richiamato nel decreto attuativo.

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